domenica 22 novembre 2015

La Verità di Amelia di Kimberly McCreight - Recensione






Titolo: La Verità Di Amelia
Titolo Originale : Reconstructing Amelia
Autore: Kimberly McCreight
Paese: America
Editore: Casa Editrice Nord
Data di pubblicazione: 30 Aprile 2014
Pagine: 395
Prezzo: 16,40 €

Voto:  ♥ ♥ ♥ ♥ e mezzo








Trama

« Non è da lei » Mentre si fa largo tra i passanti, Kate Baron ripensa incredula alla telefonata che l’ha costretta a lasciare una riunione decisiva per la sua carriera: dopo essere stata scoperta a copiare, sua figlia Amelia è stata sospesa con effetto immediato dal preside della Grace Hall, uno degli istituti privati più esclusivi di New York..
« Non è da lei » continua a ripetersi Kate, finché non si trova davanti a una scena sconvolgente. L’ingresso della scuola è bloccato da un cordone di agenti di polizia, vigili del fuoco e paramedici. E la causa è proprio sua figlia. Per la vergogna, Amelia si è suicidata, lanciandosi dal tetto dell’edificio. Col suo mondo ormai in pezzi, Kate si chiude in un bozzolo di dolore e sensi di colpa, ma alcuni giorni dopo la tragedia riceve un inquietante SMS  anonimo: « Amelia non si è buttata »    
Cosa significa? Possibile che la verità sia diversa da quella sostenuta dalle autorità scolastiche? Possibile che ci sia un’altra verità? Kate deve saperlo. Deve raccogliere le forze e scandagliare la vita della figlia, una vita segnata da ombre e segreti di cui lei neppure sospettava l’esistenza. E, a poco a poco, una domanda inizia a tormentarla. Chi era veramente Amelia? Solo trovando la risposta, Kate potrà rendere giustizia alla figlia. Solo così riuscirà a portare alla luce la verità di Amelia.



La mia recensione

La verità di Amelia è un romanzo che si presenta con una trama apparentemente semplice, elementare, ma che si rivela ricca di intrecci e colpi di scena.
Amelia sta attraversando un periodo delicato della sua vita: l’adolescenza. Un periodo di formazione sotto vari punti di vista; fisico, mentale, intellettuale. A volte un aiuto ‘esterno’ non guasterebbe…
Amelia rappresenta il teenager medio. In molti momenti la troviamo sola, turbata, confusa e ciò la porta ad intraprendere nuove esperienze, sia costruttive che distruttive. È normale, poiché Amelia è un’adolescente, per natura lei, noi (m’includo anch'io nella categoria) tendiamo a fare esperienze per sentirci «grandi», per trasgredire le «regole» o semplicemente per curiosità, non prestando attenzione alle conseguenze, di cui tutti parlano.
Saranno proprio quelle decisioni che intraprende a portarla in un tunnel di solitudine, tristezza  e dolore. Con maestria, riesce a nascondere a tutti il suo <<male>>, persino a sua madre.
Kate Baron  ha cresciuto Amelia sola e di ciò non se ne pente, ne va fiera << … tu non sei mai stata un errore, Amelia >>.  Ma purtroppo per sua figlia è inconsapevolmente una madre distratta e assente, focalizzata principalmente sul lavoro, ma ciò non toglie il gran bene che Kate nutre verso Amelia.
L’ambiente scolastico, dove Amelia passa le sue giornate, racchiude la soluzione all'enigma del racconto. Proprio lì si svolgono gran parte degli episodi e dei soprusi inflitti ad Amelia. E' come se quella scuola fosse un luogo ‘omertoso’... se leggerete fino in fondo potete capire a cosa mi riferisco…  

La McCreight, con la verità di Amelia è riuscita a trattare con dolcezza, raffinatezza e drammaticità temi «sensibili» quali bullismo, cyber-bullismo, omosessualità, rapporti genitori-figli… Mostrandoci un mondo senza troppi eccessi o volgarità.
Lo stile narrativo è brillante e impeccabile, e con lo strutturare la storia in modo che si alternassero sia la madre che la figlia fa sì che il romanzo acquisti maggior fedeltà alla drammaticità della vicenda, rendendo tutto ancora più verosimile. Raccontandoci non una, ma ben due «verità», cosi ché sia l’adolescente che l’adulto, possano rispecchiarsi nei personaggi.
Credo proprio che questo libro meriti di essere letto, ritengo che sia il migliore dei libri  che mi abbia più toccato ed emozionato negli ultimi due anni.







« Tutti vogliono solo appiccicarti addosso un’etichetta. Infilarti in una categoria o nell'altra. E, una volta che sei etichettato in un certo modo, ti rimane addosso per sempre. »










Giudizio finale: commovente e appassionante.
Liv


mercoledì 11 novembre 2015

LIV E DINTORNI: omologazione: non facciamo i moralisti!





Buon Mercoledi!

Il LIV E DINTORNI di Novembre giunge con un qualche giorno di ritardo purtroppo, ciononostante presentiamo l'argomento, un argomento, a mio avviso, da lupara e sciabola.(*) Un argomento ampiamente discusso da tutti.

Secondo il dizionario della lingua italiana l’omologazione: è il processo culturale per il quale una cosa o una persona va perdendo le proprie caratteristiche e i comportamenti peculiari, uniformandosi alle tendenze dominanti.

Oggi, come tanti anni a questa parte, per recarmi al liceo, prendo l’autobus. Sono una persona precisa e estremamente attenta è nella mia natura e così tendo ad osservare senza essere osservata, in modo discreto. Avete presente Mickey Mouse sul battello a vapore mentre fischietta noncurante? Ecco, quando osservo la gente è pressappoco così, ma io non fischietto. Lo faccio non perché possiate pensare che sia una guardone o altro, ma per lo studio della realtà che sarà la ninfa vitale dei miei scritti.
Vedo continuamente ragazzi e ragazze, alcune facce nuove altre vecchie. Scendo poi dall'autobus, entro a scuola e stesso scenario: vestiti e scarpe uguali, atteggiamenti e modi di fare uguali, parole e modi di esprimersi uguali… In un primo momento liquiderei tutto con un «ma che menefott a me», in onore dell’onorevole Razzi. Però poi ci penso su e… NO. Non posso essere indifferente, quindi nasce così il mio secondo articolo.

L’omologazione non è un concetto astratto o una definizione, è una realtà. Una realtà-conseguenza della società di massa.
Verso la fine dell’800 assistiamo ad un decollo industriale in gran parte del mondo. Per esempio c’è chi è riuscito a portare enormi progressi (Inghilterra-Francia-Germania–Stati Uniti) chi metà (Italia-Russia-AustriaUngheria) e chi pochissimi(Turchia).
Il decollo industriale ha apportato la creazione di industrie e catene di montaggio, a compensare la richiesta di prodotti. Molti beni vengono prodotti e successivamente molti più acquisti. Oggetti realizzati in serie, per esempio nelle nostre case avremo gli stessi utensili per colore e forma, o addirittura jeans e magliette uguali. E’ tutto normale, gente. Questa è l’era della nascita dei negozi, come mi ha ricordato stamattina il mio professore d’italiano: ormai non si va più dal sarto per cucirsi un abito, bensì nel negozio. Mi duole scriverlo ma il progresso, quel progresso: ha ucciso l’ingegno umano. Dove sono finite le uniche creazioni del sarto, dell’artigiano, del calzolaio?

DIALOGO TRA PRODUTTORE MEDIO, SUA COSCIENZA CATTIVA e SUA COSCIENZA BUONA.

  • PM: - Vogliono 100 jeans multicolore… mm…
  • SCC: - Facciamo 100 jeans multicolore.
  • SCB: - Potremmo alternare. 25 con i glitter rossi. 25 con le perle. 25 con le paillette. 25 con gli i bottoni. Diversifichiamo. Potere alla fantasia
  • SCC: - Wee ciccia…Sai mica quanto ci verrebbero a costare!? Il costo aumenterebbe e non di molto.
  • SCB: - Suvvia. Sai che la probabilità di trovare persone con jeans uguali, invece diminuirebbe?
  • SCC: - Non è un mio problema. A me interessano solo soldi, guadagno e donne.
  • PM: - Shh. Che confusione. Ho fatto qualche calcoli.
  • SCB e SCC (all'unisono): - Eh quindi?
  • PM: - essecicì ha ragione. Vada per i solo multicolore.


Il dialogo qui sopra è un esempio, grossolano delle conseguenze dell’omologazione applicata nell'economia. Si preferisce produrre 100 capi uguali che diversificati, tutto per risparmiare. Beh, ma cosa sto qua a discutere, dato che il principio su cui si fonda l’intera produzione verte nella realizzazione di una serie di prodotti tutti uguali…

Adesso voglio abbozzare alcune domande, che l’adolescente medio (scelgo questa categoria, poiché ne faccio parte e mi tocca dal vicino) non ha il minimo interesse a porsi: «…poco tempo disponibile, “troppo” pensare, dunque troppa fatica» Detto questo incominciamo: 1) Cosa ci spinge a omologarci? 2) Perché lo facciamo? 3) Ci sentiamo a nostro agio in quella situazione? 4) Dover essere pro o contro? 5)Che fare?

In sostanza, non scatta nessun fattore o “sostanza” omologante, inconsciamente assumiamo quegli atteggiamenti che ci fanno legare alla «massa». Ciò succede per l’eroe da grandi imprese, mettere esempio, presente in noi.
L’uomo vuole primeggiare sull'altro, detto in termini moderni, «per essere figo,» «perché fa’ spocchioso». Caratteristiche riconducibili a arroganza, superficialità e vanità. Tutti tentiamo di far affermare queste caratteristiche, inevitabilmente c’è chi riesce discretamente, altri no. Quest’ultima categoria non riesce a emergere e si adatta alla situazione attuale, affinché possa essere accettata. Non a caso, « butto », cioè piazzo i soliti esempi preceduti dagli immancabili hashtag. #fumo #droga #risvoltini #iphone #selfie&instagram #social e tante altre miriadi di “cianfrusaglie”(**) sparpagliate nella nostra vita.
Se pensate che stia criticando l’elenco di cose scritte in precedenza, vi sbagliate. La mia è una pura forma di costatazione e non nascondo che anch'io guizzo dentro queste “cianfrusaglie”.« … perché mi fa comodo così.»

A mio avviso, l’omologazione è sopratutto un dato di natura, presente a partire dalle generazioni, post-BOOM economico, anni 60 del 900 protratto fino a noi. Perché noi siamo figli del consumismo, cresciuti con «Mammaa! Lo voglio pecchè ce l’ha mio amico » (***)
e ancora noi a NON dover costruire, immaginare mondi o giochi, perché qualcuno prima ci ha pensato. Ci hanno talmente preservato e semplificato la vita... da toglierci, ahimè, tutto.
Adesso vorrei che tutte le frasi, racchiudibili in un «escluditi dalla MASSA!» sparissero per un po’. Per me questa frase è molto contraddittoria… la massa siamo noi. Soltanto moralisti e ipocriti, attaccati alle vecchie ideologie anti-consumiste ribadiscono ciò. L’omologazione è un fattore unitario e globale, perciò facciamocene una ragione.

Riconosco che fare la differenza in questo secolo è piuttosto difficile. Viviamo in un secolo dove tutto è stato scoperto e l’originalità un po’ messa da parte. Con ciò non intendo ASSOLUTAMENTE affermare che dobbiamo sottostare a essa e farci soggiogare, anzi dobbiamo trasformare la realtà a nostra favore, andando a limitare tutti quegli atteggiamenti da «parte integrante.»
Credo fermamente che la miglior soluzione sia affidarci, credere e aver più fiducia in noi stessi. Esprimendo finalmente l’IO(****) perso negli androni. Vi faccio presente che tecnologie, quali GPS o google Maps, non reggono. Dunque siete tutti invitati a intraprendere questa ricerca, buon lavoro gente.
LIV PER IL SOCIALE




(*) lupara e sciabola, è una mia espressione che uso per indicare un concetto che viene discusso metaforicamente in maniera animosa. Per chi non fosse a conoscenza della lupara, è un tipico fucile siciliano.
(**)cianfrusaglie perché è l’unica parola nel MIO vocabolario ricongiunge tutte quelle “diavolerie”.
(***)«mamma mamma! Lo voglio pecchè ce l’ha mio amico » in quanto imito le espressioni di un bambino J
(****)L’IO è considerato da me come natura o genio creativo
(*****) Sono ben accetti commenti e pareri sull’articolo e sull’argomento



lunedì 26 ottobre 2015

LIV E DINTORNI: stop ai conflitti interiori, addio risentimenti!


Buon Lunedì!



Sono tutta un fremito quest’oggi! Questo è il primo articolo che aprirà la mia rubrica LIV E DINTORNI. Come vi accennavo in precedenza, LIV E DINTORNI è una «finestra sul mondo, una visione attraverso i miei occhi.» Due articoli che verranno pubblicati ogni secondo e quarto lunedì del mese. Lasciando da parte le comunicazioni di servizio, introduciamo l’argomento della nostra discussione, la quale verterà sul tema del risentimento. 


Secondo il dizionario della lingua italiana  il risentimento è «...un atteggiamento di avversione o animosità verso qualcuno per un’offesa o un affronto ricevuto: avere risentimento, provare risentimento.»


Qualche settimana fa, un amico mi ha raccontato qualcosa di poco piacevole per la sua persona e io - da brava critica - ho riflettuto molto sulla vicenda e per tal ragione ho fatto un’analisi del caso che a breve esporrò... Certo non si giocherà ad armi pari, poiché ho solo una versione della storia, ma per la profonda stima che nutro verso il mio amico darò tutto per vero.

Il mio amico Candido, sì lo chiamerò così in ‘onore’ del protagonista del romanzo di Voltaire, anche perché molte analogie le ritrovo tra i due: entrambi innocenti e ‘ingenui’, ingenui tra virgolette, molto tra virgolette...

Candido aveva studiato, approfondito, analizzato in ogni dettaglio l’argomento dell’interrogazione del giorno seguente. Era ‘costretto’ all'ennesima interrogazione, poiché la prof gli aveva piazzato un bel quattro «lacunose e imprecise le conoscenze sui composti organici.»

"«Liv… è stata veramente ingiusta. Mi ha fatto una SOLA domanda, cazzo. Per giunta a CASO.» Si, Candido usò un linguaggio piuttosto colorito nel riferirmi il tutto…

Il giorno dopo arrivò: «Com’è andata allora? Eri molto preparato stamattina!»

«Di merda Liv, di merda. Un altro quattro, ‘Queste due domande che ti ho fatto sono sufficienti: l’interrogazione, per me è da quattro.’» ricordo ancora il viso sconvolto di Candido.  
«Il suo sguardo gelido e la paura di sbagliare mi ha mandato in tilt il cervello. E così ho risposto ‘in modo inadeguato e poco consono ’.» E poi tanti invettive e frasi da ‘camionista’ contro la prof, che vi risparmio. "
Da quella settimana Candido mi sbologna gli insulti più strambi e fantasiosi sulla materia e sulla prof.

Per alcuni di voi risulterò banale, Liv che sta proponendo la solita storia: l’ingiustizia del prof verso lo studente e viceversa lo studente che manca a i suoi doveri. Ma vi sbagliate. Voglio analizzare la questione e cercare di trarre qualcosa di positivo da questa faccenda.


Almeno una volta - beh più di una volta se si è sfigati - abbiamo subito delle ingiustizie nel corso della nostra vita perché «[…] quando io(riferito alla Natura) vi offendo in qualche modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avvengo[…] la vita di quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra se di maniera, che ciascheduna serve all’altra, ed alla conservazione del mondo[…]» ci informa Leopardi ne “Dialogo della Natura e di un Islandese”, dove la natura viene vista come un essere maligno e spregevole. Riconducibile al minimo comune denominatore che ‘Sei destinato a patire, mi spiace.’ Anche se ... quel mi spiace l’ho aggiungo io, a mo' di ‘ti compatisco, fratello.’

Ognuno di noi vive l’ingiustizia in modo diverso: c’è gente che s’incazza e reagisce, altri tacciono e subiscono. Però in entrambi i casi il fattore risentimento scatta.
 Ecco, Candido prova molto risentimento verso la prof, (magari anche lei?)

Candido sta attraversando quattro fasi:


  1. Ingiustizia;
  2. Riflessione sull'evento;
  3. Nervosismo temporaneo o permanente;
  4. Il dramma.

Tutte negative, ma è la quarta quella più significativa e peggiore, quella che determinerà il futuro di Candido. Se applichiamo queste fasi a episodi di maggiore valenza per esempio: assassini, furti, tradimenti, ci porteranno a enormi disastri.

E di Candido che ne sarà? Continuerà a essere frustrato dalla sua condizione e studierà male e superficialmente? Conflitti interiori si apriranno in lui? Quindi che proponi, Liv? Come possiamo evitare questa catena?
Beh, una risposta non c’è o meglio liquidiamo il tutto con «il male, come il bene, è presente nel mondo facciamocene una ragione».

«Mi oppongo» rispondo interrompendo il tutto. (Già, mi sono immaginata come ad un matrimonio)…

A parte gli scherzi, qualcosa si può fare: se interrompiamo la catena a ‘Rifflessione sull’evento’ le conseguenze potrebbero attenuarsi. Se si trasformasse l’astio in indifferenza ovvero io-me-ne-frego, potremmo soltanto acquistare una maturità che gioca a nostro favore. Una forza mentale che neanche Goku possiede. Come si raggiunge?
Tre semplici passaggi ne conseguono riassumibili in:


1.   Ingiustizia;
2.   Esprimere eventuali insulti e insolenze, funzione catartica;
3.   Accettarla e conviverci, No scervellarsi sul «perché a me?» poiché non sempre si riceverà una risposta. Ricordiamo la fine dell’islandese, quando al chiedere «[...]a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo […]» venne mangiato dai due leoni o persino inghiottito dalla sabbia e esposto come mummia in un museo.
Tuttavia non tutti siamo in grado di ‘accettare’ e acquistare la consapevolezza, per semplice assenza di volontà, ci si abituerà e il torto verrà assimilato.

Tuttora Candido si ritrova i due quattro in scienze, sta tentando di accettare e convivere. Per certo ha dimostrato più autocontrollo della prof e aspetta la sua occasione di ribalta.

LIV PER IL SOCIALE.