mercoledì 11 novembre 2015

LIV E DINTORNI: omologazione: non facciamo i moralisti!





Buon Mercoledi!

Il LIV E DINTORNI di Novembre giunge con un qualche giorno di ritardo purtroppo, ciononostante presentiamo l'argomento, un argomento, a mio avviso, da lupara e sciabola.(*) Un argomento ampiamente discusso da tutti.

Secondo il dizionario della lingua italiana l’omologazione: è il processo culturale per il quale una cosa o una persona va perdendo le proprie caratteristiche e i comportamenti peculiari, uniformandosi alle tendenze dominanti.

Oggi, come tanti anni a questa parte, per recarmi al liceo, prendo l’autobus. Sono una persona precisa e estremamente attenta è nella mia natura e così tendo ad osservare senza essere osservata, in modo discreto. Avete presente Mickey Mouse sul battello a vapore mentre fischietta noncurante? Ecco, quando osservo la gente è pressappoco così, ma io non fischietto. Lo faccio non perché possiate pensare che sia una guardone o altro, ma per lo studio della realtà che sarà la ninfa vitale dei miei scritti.
Vedo continuamente ragazzi e ragazze, alcune facce nuove altre vecchie. Scendo poi dall'autobus, entro a scuola e stesso scenario: vestiti e scarpe uguali, atteggiamenti e modi di fare uguali, parole e modi di esprimersi uguali… In un primo momento liquiderei tutto con un «ma che menefott a me», in onore dell’onorevole Razzi. Però poi ci penso su e… NO. Non posso essere indifferente, quindi nasce così il mio secondo articolo.

L’omologazione non è un concetto astratto o una definizione, è una realtà. Una realtà-conseguenza della società di massa.
Verso la fine dell’800 assistiamo ad un decollo industriale in gran parte del mondo. Per esempio c’è chi è riuscito a portare enormi progressi (Inghilterra-Francia-Germania–Stati Uniti) chi metà (Italia-Russia-AustriaUngheria) e chi pochissimi(Turchia).
Il decollo industriale ha apportato la creazione di industrie e catene di montaggio, a compensare la richiesta di prodotti. Molti beni vengono prodotti e successivamente molti più acquisti. Oggetti realizzati in serie, per esempio nelle nostre case avremo gli stessi utensili per colore e forma, o addirittura jeans e magliette uguali. E’ tutto normale, gente. Questa è l’era della nascita dei negozi, come mi ha ricordato stamattina il mio professore d’italiano: ormai non si va più dal sarto per cucirsi un abito, bensì nel negozio. Mi duole scriverlo ma il progresso, quel progresso: ha ucciso l’ingegno umano. Dove sono finite le uniche creazioni del sarto, dell’artigiano, del calzolaio?

DIALOGO TRA PRODUTTORE MEDIO, SUA COSCIENZA CATTIVA e SUA COSCIENZA BUONA.

  • PM: - Vogliono 100 jeans multicolore… mm…
  • SCC: - Facciamo 100 jeans multicolore.
  • SCB: - Potremmo alternare. 25 con i glitter rossi. 25 con le perle. 25 con le paillette. 25 con gli i bottoni. Diversifichiamo. Potere alla fantasia
  • SCC: - Wee ciccia…Sai mica quanto ci verrebbero a costare!? Il costo aumenterebbe e non di molto.
  • SCB: - Suvvia. Sai che la probabilità di trovare persone con jeans uguali, invece diminuirebbe?
  • SCC: - Non è un mio problema. A me interessano solo soldi, guadagno e donne.
  • PM: - Shh. Che confusione. Ho fatto qualche calcoli.
  • SCB e SCC (all'unisono): - Eh quindi?
  • PM: - essecicì ha ragione. Vada per i solo multicolore.


Il dialogo qui sopra è un esempio, grossolano delle conseguenze dell’omologazione applicata nell'economia. Si preferisce produrre 100 capi uguali che diversificati, tutto per risparmiare. Beh, ma cosa sto qua a discutere, dato che il principio su cui si fonda l’intera produzione verte nella realizzazione di una serie di prodotti tutti uguali…

Adesso voglio abbozzare alcune domande, che l’adolescente medio (scelgo questa categoria, poiché ne faccio parte e mi tocca dal vicino) non ha il minimo interesse a porsi: «…poco tempo disponibile, “troppo” pensare, dunque troppa fatica» Detto questo incominciamo: 1) Cosa ci spinge a omologarci? 2) Perché lo facciamo? 3) Ci sentiamo a nostro agio in quella situazione? 4) Dover essere pro o contro? 5)Che fare?

In sostanza, non scatta nessun fattore o “sostanza” omologante, inconsciamente assumiamo quegli atteggiamenti che ci fanno legare alla «massa». Ciò succede per l’eroe da grandi imprese, mettere esempio, presente in noi.
L’uomo vuole primeggiare sull'altro, detto in termini moderni, «per essere figo,» «perché fa’ spocchioso». Caratteristiche riconducibili a arroganza, superficialità e vanità. Tutti tentiamo di far affermare queste caratteristiche, inevitabilmente c’è chi riesce discretamente, altri no. Quest’ultima categoria non riesce a emergere e si adatta alla situazione attuale, affinché possa essere accettata. Non a caso, « butto », cioè piazzo i soliti esempi preceduti dagli immancabili hashtag. #fumo #droga #risvoltini #iphone #selfie&instagram #social e tante altre miriadi di “cianfrusaglie”(**) sparpagliate nella nostra vita.
Se pensate che stia criticando l’elenco di cose scritte in precedenza, vi sbagliate. La mia è una pura forma di costatazione e non nascondo che anch'io guizzo dentro queste “cianfrusaglie”.« … perché mi fa comodo così.»

A mio avviso, l’omologazione è sopratutto un dato di natura, presente a partire dalle generazioni, post-BOOM economico, anni 60 del 900 protratto fino a noi. Perché noi siamo figli del consumismo, cresciuti con «Mammaa! Lo voglio pecchè ce l’ha mio amico » (***)
e ancora noi a NON dover costruire, immaginare mondi o giochi, perché qualcuno prima ci ha pensato. Ci hanno talmente preservato e semplificato la vita... da toglierci, ahimè, tutto.
Adesso vorrei che tutte le frasi, racchiudibili in un «escluditi dalla MASSA!» sparissero per un po’. Per me questa frase è molto contraddittoria… la massa siamo noi. Soltanto moralisti e ipocriti, attaccati alle vecchie ideologie anti-consumiste ribadiscono ciò. L’omologazione è un fattore unitario e globale, perciò facciamocene una ragione.

Riconosco che fare la differenza in questo secolo è piuttosto difficile. Viviamo in un secolo dove tutto è stato scoperto e l’originalità un po’ messa da parte. Con ciò non intendo ASSOLUTAMENTE affermare che dobbiamo sottostare a essa e farci soggiogare, anzi dobbiamo trasformare la realtà a nostra favore, andando a limitare tutti quegli atteggiamenti da «parte integrante.»
Credo fermamente che la miglior soluzione sia affidarci, credere e aver più fiducia in noi stessi. Esprimendo finalmente l’IO(****) perso negli androni. Vi faccio presente che tecnologie, quali GPS o google Maps, non reggono. Dunque siete tutti invitati a intraprendere questa ricerca, buon lavoro gente.
LIV PER IL SOCIALE




(*) lupara e sciabola, è una mia espressione che uso per indicare un concetto che viene discusso metaforicamente in maniera animosa. Per chi non fosse a conoscenza della lupara, è un tipico fucile siciliano.
(**)cianfrusaglie perché è l’unica parola nel MIO vocabolario ricongiunge tutte quelle “diavolerie”.
(***)«mamma mamma! Lo voglio pecchè ce l’ha mio amico » in quanto imito le espressioni di un bambino J
(****)L’IO è considerato da me come natura o genio creativo
(*****) Sono ben accetti commenti e pareri sull’articolo e sull’argomento



2 commenti:

  1. Hey finalmente hai postato qualcosa, articolo profondo e ricco di sentimenti, peccato per la scelta dell'argomento (troppo comune), ma lo hai saputo affrontare bene.
    Un saluto ciaoo

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  2. Sono nuovamente felice del tuo commento Egidio. Come già scritto nell'articolo, so bene che l'omologazione è ampiamente discusso da tutti, ma credo anche che venga preso sottogamba da molti, ecco perché ho voluto dare anch'io una mia visione :3 grazie ancora e ciaoo !

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