Titolo: Noi siamo grandi come la vita
Titolo Originale : Love Letters to
the Dead
Autore:
Ava Dellaira
Paese: America
Editore: Sperling & Kupfer
Data
di pubblicazione: 3 Giugno
2014
Pagine:
324
Prezzo:
16,90 €
Possibile canzone da colonna sonora al
libro: Wings, Birdy.
Voto:
♥ ♥ ♥ ♥
Trama
Tutto inizia con un compito assegnato nei
primi giorni di scuola: « Scrivi una lettera ad una persona che non
c’è più » . E così Laurel scrive a Kurt Cobain, che
May, la sua sorella maggiore, amava tantissimo. E che s’è andato troppo presto,
proprio come May.
Per Laurel la sorella era un mito: bella,
perfetta, inarrivabile. Era il sole a cui ruotava tutto, specie da quando i
genitori si erano separati. Perderla è stato indescrivibile, qualcosa di cui Laurel
non vuole parlare… Ecco perché ha scelto di frequentare un liceo diverso da
quello di May, un posto dove nessuno sa cosa è successo davvero, dove non ci
sono domande imbarazzanti o sguardi compassionevoli a rincorrerla.
Sulla carta, invece, Laurel si lascia
finalmente andare. E dopo quella prima lettera, che non consegnerà
all’insegnate, continua a scriverne altre, indirizzandole a Amy Winehouse,
Heath Ledger, Janis Joplin e altri idoli della sorella scomparsa. Soltanto a
loro riesce a confidare cosa vuol dire avere quindici anni e sentire di aver
perso una parte di sé, senza nemmeno potersi aggrappare alla famiglia, perché è
andata in mille pezzi.
Soltanto a loro può confidare la propria
paura e la voglia di avventurasi in quel mondo nuovo che è la scuola, la magia
di incontrare amiche che ti fanno sentire normale e speciale al tempo stesso,
l’emozione di incrociare lo sguardo di un ragazzo che afferra i tuoi occhi con
i suoi e non li lascia andare.
Finché come un viaggio dentro di sé,
quelle lettere porteranno Laurel al cuore di una verità che non ha mai avuto il
coraggio di affrontare. Qualcosa che riguarda lei e May. Qualcosa che va detto
a voce alta: solo così Laurel potrà superare quello che è stato, imparare ad
amarsi e trovare il coraggio di andare avanti. Perché la vita è lì, davanti a
lei, con tutte le sue infinite strade possibili. E per quanto possa fare paura,
non c’è emozione più grande di sentire il suo battito.
La Mia Recensione
Mi viene sempre difficile leggere l’ultima pagina di un libro. Premesso che mi ci
affeziono talmente tanto che i protagonisti, le vicende che li accompagnano entrano a far parte di me: questo il caso de Noi siamo grandi come la vita.
É un romanzo adolescenziale epistolare, i
cui destinatari non sono più vivi, ma morti « che
non abitano più su questa terra » .
Laurel è la protagonista, ragazza
timida, carina e molto fragile, che tenta di scappare da una verità che la
spaventa e la tormenta. Prova ad ambientarsi nella scuola in cui si è iscritta,
un ambiente che quasi la opprime. Vorrebbe
provare a socializzare con i suoi coetanei, ma fallisce. Chi non si è mai
sentito come Laurel, almeno una volta nella vita…
La sorella May di cui amava ogni cosa è
morta, la rimprovera per essersene andata così presto, gliene fa quasi una
colpa. L’autrice rispecchia spesso in Laurel le sue emozioni, visto che anche
lei ha subito una sorte simile, perdere la madre da bambina.
Tuttavia fra le pagine, May
è presente come un fantasma, al suo personaggio viene lasciato ampio
spazio. A tratti ho detestato la sua figura, in quanto veniva messa troppo in
evidenza.
Facendo un paragone, la vita della sorella
è come quella di una delle star a cui Laurel indirizza le lettere. É bella, perfetta, la sua sorellina la ama
tanto, fino a fare l’impossibile pur di somigliarle. Proprio come succede con
una star che adoriamo, a tal punto da trasformarla nell’oggetto della nostra pseudo-ossessione. Ma quando quel legame che s’instaura viene a mancare, è la fine. O cerchi di seguire
quel modello fin che puoi o ti ci aggrappi, per confortarti e non sentirne
l’assenza. In effetti questa situazione
porta Laurel ad un’autodistruzione, soprattutto nei rapporti sociali. Anche se viene
aiutata dalle lettere, che hanno funzione
‘catartica’, Laurel da sola non c’è la potrebbe fare, perché la causa del suo stesso male è dentro lei…
Con l’aiuto delle nuove amiche e di Sky,
il suo nuovo amore, potrà finalmente aprire gli occhi e sperare in un futuro
sereno.
Noi
siamo grandi come la vita in
alcune scene mi ha fatto sentire una lettrice «
inerme » . Con tutta me stessa volevo irrompere e sconvolgere tutto. Mi incavolavo
per non riuscirci!!
Ava Dellaira, stilisticamente parlando, ha
svolto un ottimo lavoro. Il suo stile è ben riuscito, aggiungerei ‘candido’, in
quanto molto innocente, romantico. Ho
notato però che per la disposizione dei concetti, la costruzione dei caratteri, la
Dellaira abbia
preso spunto sia dallo stile narrativo che dal libro Noi siamo infinito, di
Stephen Chosby.
Due elementi che potrebbero accomunare i
due libri sono: in primis i due ragazzi protagonisti, Charlie e Laurel, entrambi
segnati da un profondo trauma. Secondo i due libri sono scritti sotto forma di epistolario. La mia tesi è
stata confermata nei ringraziamenti, quando la Dellaria ringrazia Chosby
di averle offerto il suo sostegno… magari lui stesso le ha proposto qualche
spunto…
Un ultimo elemento di somiglianza resta il
titolo, quel « noi
siamo» che dà da pensare… però solo
in italiano questa analogia risalta. In questo caso, la responsabilità è di chi
ha tradotto le due opere, che dopo ‘ricerche’ ho scoperto trattarsi della
stessa persona. E chissà se voleva far fare anche al libro della Dellaira, lo
stesso colpaccio di Chosby?
Resta comunque un bel libro, drammatico,
non straziante, ma altamente adolescenziale.
Un
altro tema molto caro all’argomento principale, l’adolescenza, è
l’amicizia. Fra i tanti momenti dedicatale, l’autrice riesce a
racchiuderle in due indimenticabili passaggi:
« Un amico è colui che ti dà l’assoluta
libertà di essere te stesso soprattutto di sentire, o di non sentire. Qualunque
cosa provi in un dato momento, per lui va bene. Questo è il vero amore:
lasciare che una persona sia quello che è davvero. »
«
Mi
sono resa conto che c’era un motivo se stavamo là tutti insieme: ciascuno di
noi è strambo, a modo suo; quando ci riuniamo il nostro essere strambi diventa
normale. E anche se ci sono tante cose che a loro non posso dire, è bello sentire
di appartenere a un gruppo. »
Giudizio finale: apprezzabile e lodabile.
L’amore
tra Jonas e Lior è uno di quegli amori così delicati, ingenui, autentici che ti
tramortiscono l’anima.
Titolo: Ti ho incontrata in un sogno
Titolo Originale : Longtemps, j’ai rêvé d’elle
Autore: Thierry Cohen
Paese: Francia
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 28 Ottobre 2013
Titolo Originale : Longtemps, j’ai rêvé d’elle
Autore: Thierry Cohen
Paese: Francia
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 28 Ottobre 2013
Pagine: 448
Prezzo: 18,50 €
Voto: ♥ ♥ ♥ e mezzo
Possibile canzone da colonna sonora al libro: Mon manège à moi (Tu me fais tourner la tête), Edith Piaf.
Trama
Questa
è la storia dell'incontro tra un uomo e una donna chiusi nelle loro solitudini:
lui, perché è ancora in attesa di trovare il grande amore; lei, perché dagli
uomini ha subito fin troppe delusioni. Ma è anche la storia d'amore tra un
autore e una lettrice che si conoscono in una libreria, grazie a un romanzo:
Lior è affascinata da quel libro; Jonas riconosce in lei la donna che ha visto
nei suoi sogni e che gli ha ispirato quella storia. Tuttavia, come può
dichiararsi, se vuole che lei si innamori di lui per quello che è e non per
quello che ha scritto? Ad aiutarli sarà la complicità di un libraio, Monsieur
Hillel, che ama "combinare matrimoni", trovando per ogni lettore il
romanzo che può cambiargli la vita.
La mia recensione
Sono
passate circa due ore dalla fine della lettura di Ti ho incontrata in un sogno e ho tante di quelle cose da
raccontarvi che ho paura di dimenticarle o magari scrivere lo stretto necessario.Ok.
Faccio un respiro, mi concentro… 3…2…1
Su
consiglio di Cristina, un’amica mooolto simpatica, scopro questo
libro raffigurante una ragazza intenta a soffiare su un dente di
leone. Pagina dopo pagina faccio la conoscenza del romanzo, dei personaggi e
degli episodi che li accomunano.
Il
romanzo è ambientato a Parigi, per definizione ‘città dell’amore’. E
come non poteva non essere luogo di un intrigo così nobile tra due anime in
pena; lui Jonas e lei Lior.
Jonas
Lankri è un uomo sulla trentina, bello, intelligente e come lavoro correttore
di bozze per una rivista femminile. Scrivere è la cosa che gli riesce meglio,
l’ha tenuta sempre legata a sé sin da bambino. L’estrema timidezza gli impediva
di esternare i proprio sentimenti e così lo scrivere si sostituì al parlare.
« …
Scrivevo per evitare di parlare. Perché le parole, nella mia bocca, non trovavo
mai l’ordine nel quale dovevano disporsi, né il senso che avrei desiderato dare
loro.
Le mie esitazioni, i miei balbettamenti
suscitavano lo scherno dei miei coetanei e mi spingevano al silenzio o,
perlomeno, a limitarmi a risposte brevi, espressioni lapidarie, espulse in un
soffio…»
Lui
è soprattutto un inguaribile sognatore romantico e non a caso, una notte fa un
sogno, ‘rivelatore’, anche se nel corso del libro ne farà molteplici.
Una
ragazza dalla esile figura, gli appare. Cerca di avvicinarsi a lei, di
sfiorarla, ma l’immagine svanisce. Egli si è talmente invaghito di lei da farne
il centro della sua esistenza.
Dopo
la pubblicazione del suo primo romanzo Nei silenzi di una donna, che riscuote un successo inaspettato, ne pubblica un secondo su
costrizione del suo editore, che però viene stroncato
dalla critica, infatti lo stesso Jonas lo cataloga come «
romanzo destinato a leggere e dimenticare» .
Per
problemi finanziari vive a spese degli amici Josh e Chloé. Josh è l’archetipo
dell’informatico: discreto, introverso, quasi asociale e incapace di esprimersi
facilmente se non con la tastiera del computer.
Chloé
è completamente l’opposto. Forme sensuali, sguardo cupo e provocatore da
ballerina di flamenco. Vivace, disinvolta al momento di parlare, capacità di
affascinare il pubblico o sparare parolacce.
Jonas dopo
aver lasciato il lavoro, trova impiego presso la libreria di Monsieur Hillel Edimberg.
Monsieur Hillel Edimberg è un librario piuttosto
insolito. Il suo compito è quello di sposare gli esseri umani e i libri. Egli
sa che ogni uomo è alla ricerca di un romanzo luce, un libro del loro destino,
in grado di rivelare verità senza la quale non potranno mai capire il
significato del loro cammino. Una sorta di opera della loro vita. Sulla stessa
linea, accosta la teoria delle anima gemelle di Platone. Secondo il quale gli
esseri sono stati creati doppi, due uomini, due donne o un uomo e una donna,
poi separati dagli dei per aver suscitato la loro collera. Sofferenti per
questa separazione, cercano di ritrovare la loro metà perduta. Tutti destinati
a cercare qualcosa; chi un romanzo, chi l’amore di tutta la vita o entrambe le
cose..
Il
libraio nutre un profondo affetto verso il giovane Jonas, se ne prende cura
come se fosse un figlio, dandogli i giusti consigli e aiutandolo
economicamente. Infatti sul tasto ‘questione economica’, Jonas si vedrà
depositare sul suo conto mazzette di soldi da uno sconosciuto benefattore o malfattore? Chi sarà mai questo strano
individuo, un fan, un maniaco ?
La
protagonista femminile del romanzo è Lior, la nostra bella e dolce Lior, che si
colpevolizza troppo facilmente. Gli uomini sono la causa del suo male. Quel
padre che se ne và di casa troppo presto. Tutta
quella serie di fidanzati, uno dopo l’altro, che la deludono e la scoraggiano
troppo facilmente, che fraintende come probabile « principe azzurro » . Dopo che scompaiono dalla sua vita, si incolpa lei stessa
dicendo di non essersi mostrata divertente, premurosa.
« …credetti allora che la
fiamma che illuminava le loro pupille fosse la prima espressione di un amore
che erano pronti a dichiararmi. Ma indicava solo il loro desiderio di maschi in
divenire. Mi considerarono quindi come un oggetto da conquistare. Una conquista
facile, perché sempre in attesa…»
Da
un momento all’altro, decide di candidarsi per un posto al reparto cure
palliative, credendo di potersi sentire più viva al fianco di chi è
destinato a
morire. Ogni paziente inizia ad affezionarsi a lei, come fala dolce
Angèle Dutour. Una donna sulla cinquantina con un cancro all’utero. La
signora Dutour è quel personaggio che si trova almeno su 2 libri su 4,
in quanto raffigura la nonnina saggia, deliziosa e lungimirante,
ma che disgraziatamente viene fatta fuori troppo presto.
Lior
ha una migliore amica, Elsa. Elsa è il personaggio più spassoso di tutto il
romanzo, non ti annoi mai. Le sue battute sono così spontanee, dirette,
spiritose, che è difficile provare sentimenti di antipatia nei suoi confronti.
Si occupa della sua Lior, come farebbe una madre. La veste, la trucca, la
coccola, la consola nei momenti di sconforto, proprio come soltanto le migliori
amiche sanno fare. Cerca intenzionalmente i ‘polli da spellare’, passando
alcune volte come arrapata di ‘polli’. Come succederà con il signor Luciani.
Signor
Luciani? Chi mai sarà, questo strano qui… Del signor Luciani e della figlia
Serena non voglio anticiparvi nulla, perché costituiscono il clou del romanzo e quindi spetta a voi fare la loro conoscenza.
L’amore
tra Jonas e Lior è uno di quegli amori così delicati, ingenui, autentici che ti
tramortiscono l’anima.
Jonas
mi ha fatto conoscere una parte nascosta dell’animo maschile. Un parte timida,
sensibile che non solo le donne hanno. « La tua ingenuità è toccante » , dice Lior
in un passo, caspita se non è vero! Jonas è l’uomo forte dalla sguardo bambinesco.
Il suo essere goffo ti fa venir voglia di corrergli incontro e di abbracciarlo,
più forte che puoi.
In
questo libro non ho personaggi in e out, mi sono piaciuti sia Lior sia di Jonas.
Ti ho incontrata in un sogno
può essere letto anche in
chiave ‘romanzo filosofico’, varie teorie sull’amore vengono affrontate e
discusse sotto l’occhio vigile di Monsieur Hillel. E’ anche un romanzo che
riprende il concetto di caso, di predestinazione, del fatto che nulla avviene
per caso, che gli incontri non sono semplici coincidenze, infatti proprio
l’argomento ‘incontro’ costituisce l’emblema della storia.
Un
nonsochè zafonesco (termine proveniente del cognome dello scrittore Carlos Ruiz Zafó n) ho riscontrato nel
libro, forse perché la costruzione del carattere di Jonas è un po’ somigliante
a quella del protagonista Daniel Sempere de L’ombra del Vento.
Se
non conoscete Carlos Ruiz Zafon vi invito a leggere qualche suo libro, non
cadete tutti nel luogo comune L’ombra del vento, ma Marina o la
trilogia del Principe della Nebbia potrebbero essere un buon inizio.
A
volte lo stile di Thierry Cohen mi è sembrato troppo pomposo e ripetitivo, ma
ciò non deve scoraggiarvi la lettura.
Consiglio questo libro a chi vorrebbe sognare insieme a Jonas, non perdendo mai
la speranza a trovare la tanto attesa anima gemella!
« Dedicati tutto al tuo
amore. Ammira ogni istante della tua storia, rallegrati di ogni emozione e
persino del dolore che, forse, a volte ti attanaglierà. Poi, se avrai la
fortuna di amarla, costruisci questo amore. Fa’ del tempo il tuo alleato, fa’
della tua volontà la tua forza e della tua intelligenza la tua guida. »
Giudizio
finale : Una storia d’amore che si consuma fra gli arrondissement di Parigi





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