giovedì 23 aprile 2015

Noi siamo grandi come la vita - Recensione




Titolo: Noi siamo grandi come la vita

 Titolo Originale : Love Letters to the Dead 

Autore: Ava Dellaira

 Paese: America

 Editore: Sperling & Kupfer

 Data di pubblicazione: 3 Giugno 2014

 Pagine: 324

 Prezzo: 16,90 €

 Possibile canzone da colonna sonora al libro: Wings, Birdy.

 Voto:  ♥ ♥ ♥ ♥




Trama


Tutto inizia con un compito assegnato nei primi giorni di scuola: « Scrivi una lettera ad una persona che non c’è più » . E così Laurel scrive a Kurt Cobain, che May, la sua sorella maggiore, amava tantissimo. E che s’è andato troppo presto, proprio come May.

Per Laurel la sorella era un mito: bella, perfetta, inarrivabile. Era il sole a cui ruotava tutto, specie da quando i genitori si erano separati. Perderla è stato indescrivibile, qualcosa di cui Laurel non vuole parlare… Ecco perché ha scelto di frequentare un liceo diverso da quello di May, un posto dove nessuno sa cosa è successo davvero, dove non ci sono domande imbarazzanti o sguardi compassionevoli a rincorrerla.

Sulla carta, invece, Laurel si lascia finalmente andare. E dopo quella prima lettera, che non consegnerà all’insegnate, continua a scriverne altre, indirizzandole a Amy Winehouse, Heath Ledger, Janis Joplin e altri idoli della sorella scomparsa. Soltanto a loro riesce a confidare cosa vuol dire avere quindici anni e sentire di aver perso una parte di sé, senza nemmeno potersi aggrappare alla famiglia, perché è andata in mille pezzi.

Soltanto a loro può confidare la propria paura e la voglia di avventurasi in quel mondo nuovo che è la scuola, la magia di incontrare amiche che ti fanno sentire normale e speciale al tempo stesso, l’emozione di incrociare lo sguardo di un ragazzo che afferra i tuoi occhi con i suoi e non li lascia andare.

Finché come un viaggio dentro di sé, quelle lettere porteranno Laurel al cuore di una verità che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Qualcosa che riguarda lei e May. Qualcosa che va detto a voce alta: solo così Laurel potrà superare quello che è stato, imparare ad amarsi e trovare il coraggio di andare avanti. Perché la vita è lì, davanti a lei, con tutte le sue infinite strade possibili. E per quanto possa fare paura, non c’è emozione più grande di sentire il suo battito.



La mia recensione

 
Mi viene sempre difficile leggere l’ultima pagina di un libro. Premesso che mi ci affeziono talmente tanto che i protagonisti, le vicende che li accompagnano entrano a far parte di me: questo il caso de Noi siamo grandi come la vita.

É un romanzo adolescenziale epistolare, i cui destinatari non sono più vivi, ma morti « che non abitano più su questa terra » .
 
Laurel è la protagonista, ragazza timida, carina e molto fragile, che tenta di scappare da una verità che la spaventa e la tormenta. Prova ad ambientarsi nella scuola in cui si è iscritta, un ambiente che quasi la opprime. Vorrebbe provare a socializzare con i suoi coetanei, ma fallisce. Chi non si è mai sentito come Laurel, almeno una volta nella vita…
   

La sorella May di cui amava ogni cosa è morta, la rimprovera per essersene andata così presto, gliene fa quasi una colpa. L’autrice rispecchia spesso in Laurel le sue emozioni, visto che anche lei ha subito una sorte simile, perdere la madre da bambina.

Tuttavia fra le pagine, May è presente come un fantasma, al suo personaggio viene lasciato ampio spazio. A tratti ho detestato la sua figura, in quanto veniva messa troppo in evidenza.

Facendo un paragone, la vita della sorella è come quella di una delle star a cui Laurel

indirizza le lettere. É bella, perfetta, la sua sorellina la ama tanto, fino a fare l’impossibile pur di somigliarle. Proprio come succede con una star che adoriamo, a tal punto da trasformarla nell’oggetto della nostra pseudo-ossessione. Ma quando quel legame che s’instaura viene a mancare, è la fine. O cerchi di seguire quel modello fin che puoi o ti ci aggrappi, per confortarti e non sentirne l’assenza. In effetti questa situazione porta Laurel ad un’autodistruzione, soprattutto nei rapporti sociali. Anche se viene aiutata dalle lettere, che hanno funzione ‘catartica’, Laurel da sola non c’è la potrebbe fare, perché la causa del suo stesso male è dentro lei…
Con l’aiuto delle nuove amiche e di Sky, il suo nuovo amore, potrà finalmente aprire gli occhi e sperare in un futuro sereno.


Noi siamo grandi come la vita in alcune scene mi ha fatto sentire una lettrice  « inerme » . Con tutta me stessa volevo irrompere e sconvolgere tutto. Mi incavolavo per non riuscirci!!

Ava Dellaira, stilisticamente parlando, ha svolto un ottimo lavoro. Il suo stile è ben riuscito, aggiungerei ‘candido’, in quanto molto innocente, romantico. Ho notato però che per la disposizione dei concetti, la costruzione dei caratteri, la Dellaira abbia preso spunto sia dallo stile narrativo che dal libro Noi siamo infinito, di Stephen Chosby.

Due elementi che potrebbero accomunare i due libri sono: in primis i due ragazzi protagonisti, Charlie e Laurel, entrambi segnati da un profondo trauma. Secondo i due libri sono scritti sotto forma di epistolario. La mia tesi è stata confermata nei ringraziamenti, quando la Dellaria ringrazia Chosby di averle offerto il suo sostegno… magari lui stesso le ha proposto qualche spunto…

Un ultimo elemento di somiglianza resta il titolo, quel « noi siamo» che dà da pensare… però solo in italiano questa analogia risalta. In questo caso, la responsabilità è di chi ha tradotto le due opere, che dopo ‘ricerche’ ho scoperto trattarsi della stessa persona. E chissà se voleva far fare anche al libro della Dellaira, lo stesso colpaccio di Chosby?

Resta comunque un bel libro, drammatico, non straziante, ma altamente adolescenziale. 

Un altro tema molto caro all’argomento principale, l’adolescenza, è l’amicizia. Fra i tanti momenti dedicatale, l’autrice riesce a racchiuderle in due indimenticabili passaggi:



« Un amico è colui che ti dà l’assoluta libertà di essere te stesso soprattutto di sentire, o di non sentire. Qualunque cosa provi in un dato momento, per lui va bene. Questo è il vero amore: lasciare che una persona sia quello che è davvero. »





«  Mi sono resa conto che c’era un motivo se stavamo là tutti insieme: ciascuno di noi è strambo, a modo suo; quando ci riuniamo il nostro essere strambi diventa normale. E anche se ci sono tante cose che a loro non posso dire, è bello sentire di appartenere a un gruppo. »

 






Giudizio finale: apprezzabile e lodabile.

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